Un piccolo grande evento, quello andato in scena nei locali della Proloco, ha riacceso i riflettori sull’anima autentica del borgo. Donato Scialla, past president dell’Associazione Corteo Storico della Real Colonia di San Leucio e attento cultore delle tradizioni leuciane, racconta la sua personale ed emozionante esperienza, tra ricordi d’infanzia, orgoglio per il Corteo Storico e l’amaro rimpianto per un senso di comunità che rischia di spegnersi.
SAN LEUCIO (Caserta) – Era solo una conferenza stampa di presentazione, quella tenutasi ieri mattina, 13 giugno, nei locali della Proloco. Ma per chi ama questo borgo con le viscere, è stato molto di più. È stata una seduta di “terapia identitaria”. A scriverlo, con il coraggio dell’opinione personale, è Donato Scialla, che definisce l’incontro come “una delle più belle e interessanti conferenze alle quali abbia mai partecipato”.
Ma cosa ha reso così speciale un incontro dedicato al Corteo Storico del 28 giugno e alla Sagra? La risposta, sorprendentemente, non sta solo nel programma, ma nel metodo e nelle persone.
Un coro di voci, non un solista
A differenza di altre occasioni, dove i riflettori puntano solo sui vertici organizzativi, ieri è accaduta una piccola rivoluzione silenziosa. A prendere la parola, fianco a fianco con i responsabili del corteo e della sagra, sono stati i veri artisti della manifestazione: gli scenografi, gli attori, i musicisti.
Ognuno ha avuto il suo minuto di luce per spiegare la tipologia del proprio intervento e la modalità di esecuzione. Un meccanismo di trasparenza e partecipazione che ha restituito dignità al “fare squadra”, dimostrando che la Festa del 28 giugno non è un prodotto confezionato, ma un organismo vivo fatto di tante mani operose.
L’emozione della presidente Anna Ommeniello
Tuttavia, il vero motivo che ha spinto Scialla a trasmetterci queste riflessioni è un altro, ed è di natura profondamente umana. È il “sentito modo di presentazione della presidente Anna Ommeniello”.
Nelle sue parole – racconta Scialla – non c’era la retorica di chi legge un comunicato, ma l’emozione cruda di chi ha dedicato anni della propria vita a queste due manifestazioni. “Ogni parola aveva un sapore particolare pregno di emozioni – scrive – quelle stesse emozioni che durante il racconto ti lasciano un piccolo nodo alla gola, gli occhi lucidi e la voce tremolante”.

Non si trattava di semplice nostalgia, ma di passione identitaria. Per San Leucio, spiega Scialla, la storia non si studia solo sui libri o negli archivi. Per gli abitanti di un sito storico come San Leucio e il Belvedere, esiste un canale privilegiato: la trasmissione orale.
I racconti dei genitori, degli zii, degli anziani “cioè l’ascolto di racconti e aneddoti dai propri genitori i quali, a loro volta, li hanno ascoltati dai loro e così via andando indietro nel tempo. In questo modo l’amore che si nutre per il proprio territorio ti entra nelle vene sotto forma di passione e ti rende fiero della tua identità. In questo modo l’amore che si nutre per il proprio territorio ti entra nelle vene sotto forma di passione”.
La divagazione amara: dov’è finita la piazza?
A questo punto, Scialla si concede una divagazione che rischia di far male, perché è vero. Un flashback che sembra la fotografia di un mondo scomparso.
“Fino a pochi anni fa, era d’uso fare passeggiate domenicali sotto l’ombra degli alberi lungo il Viale degli Antichi Platani. Era normale vedere i ragazzini giocare a pallone in piazza della Seta, era caratteristico ascoltare le signore di piazza Trattoria colloquiare sulla balconata.”
Donato Scialla dipinge il ritratto di una comunità che respirava insieme: gli abitanti di via Vaccheria e via Giardini Reali che uscivano di casa per chiacchierare con i vicini, i bambini che scorrazzavano liberi sulle strade non carrozzabili. “Purtroppo, oggi non è più così”, è l’amara constatazione.
Oggi, San Leucio rischia di aver vinto una battaglia (il riconoscimento immateriale del corteo da parte del Ministero, la qualità del prodotto enogastronomico come la “pallottola”) ma perso la guerra della semplicità.
Un grido d’allarme velato
Scialla pone una domanda che resta sospesa nell’aria, lasciando il lettore con un brivido di responsabilità: “Personalmente, non so valutare quanto tutto questo ci costi?”
Perché il corteo storico e la sagra non sono solo spettacolo. Sono l’ultimo baluardo di un’identità che rischia di frantumarsi sotto il peso della modernità. E conferenze come quella del 13 giugno, guidate da presidenti che tremano di emozione, servono proprio a ricordarcelo.
Donato Scialla conclude con un auspicio che suona come un ordine:
“Viva San Leucio e Vaccheria”


