San Leucio rivive attraverso l’obiettivo di Antonio Biasiucci: “ID” è un viaggio poetico tra seta, memoria e utopia borbonica

Un pomeriggio di primavera negli Appartamenti della Regina della Reggia di Caserta ha fatto da scrigno a un evento culturale di rara intensità. Mercoledì, tra affreschi e stucchi settecenteschi, è stato presentato “ID”, il nuovo progetto firmato dal celebre fotografo e artista Antonio Biasiucci. Un volume che non racconta semplicemente San Leucio: lo respira.

L’incontro, promosso dalla Fondazione Orizzonti, si inserisce con forza nel fitto calendario delle celebrazioni per i 250 anni della Real Colonia di San Leucio. Un anniversario che non è solo ricordo, ma riscoperta di quella che fu l’utopistica comunità fondata da Ferdinando IV di Borbone: un laboratorio sociale e industriale ante litteram, dove lavoro, dignità e welfare si intrecciavano già nel Settecento. Ancora oggi, quel borgo sulla collina casertana rappresenta un unicum nel panorama del patrimonio industriale e culturale europeo.

L’anima di un luogo diventa corpo vivo

Sarebbe riduttivo definire “ID” non è un semplice libro fotografico. È piuttosto un’immersione in una narrazione visiva potente, tattile, quasi liturgica. Biasiucci – artista noto per la sua capacità quasi sciamanica di scavare nell’essenza più intima dei luoghi e delle persone – intreccia tre fili conduttori: identità, memoria e territorio.

Con uno sguardo che fonde la precisione documentaristica alla più alta tensione poetica, l’obiettivo di Biasiucci non si limita a fotografare San Leucio: lo disvela. Le sue immagini restituiscono l’anima del luogo non come cartolina, ma come “corpo vivo” di un’idea illuminista che anticipava i moderni concetti di benessere collettivo e lavoro etico.

In ogni scatto si percepisce il rispetto quasi sacrale per la materia: la seta che diventa luce, le antiche macchine tessili simili a bestie dormienti, i volti segnati dal gesto ripetuto, le mani che trasformano il filo in racconto. Biasiucci coglie ciò che l’occhio distratto non vede: il dialogo silenzioso tra l’uomo e la macchina, la fatica che diventa grazia, la memoria che pulsa ancora sotto la pelle del presente.

Un dialogo tra Settecento e contemporaneo

La presentazione del volume ha visto alternarsi interventi di altissimo profilo, a testimoniare la portata multidisciplinare dell’opera. A moderare l’incontro, con eleganza e profondità critica, è stato Enzo Battarra, giornalista e critico d’arte, che ha guidato gli ospiti in un dialogo volto a svelare le connessioni invisibili – eppure potentissime – tra il linguaggio contemporaneo di Biasiucci e la visione settecentesca dei Borbone.

ID di Antonio Biasiucci

Sul palco, avvolti dalla luce calda della Reggia, si sono alternati:

  • Antonio Biasiucci – Fotografo e artista, che ha dialogato con il pubblico svelando il suo processo creativo, fatto di attesa, ascolto e “predisposizione allo stupore”.

  • Giuseppe Gaeta – Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, che ha sottolineato il valore formativo e poetico dell’opera.

  • Giuseppe Menniti – Presidente della Fondazione Orizzonti, motore dell’iniziativa.

  • Tiziana Maffei – Direttore della Reggia di Caserta, che ha accolto con entusiasmo un progetto capace di far dialogare due patrimoni dell’umanità.

“ID” è destinato a diventare un caso editoriale

In un’epoca in cui l’immagine è spesso consumo fugace, Biasiucci impone una pausa, un’osservazione lenta, quasi meditativa. “ID” parla di chi siamo, da dove veniamo e di come il lavoro possa ancora raccontare la dignità di un popolo. Non è un caso che la scelta del titolo rimandi al pronome personale latino “id” (esso/ciò), ma anche all’identità, al DNA di un luogo.

Le fotografie di Biasiucci non illustrano San Leucio: lo abitano. E chi sfoglia il volume si sente immediatamente parte di quella comunità ideale, dove il rumore dei telai diventa musica e la polvere di seta è ancora profumo di futuro.

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